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«Ripartiamo dalla sicurezza il Governo deve sostenerci» Ecco le proposte concrete di FederAlberghi Lombardia

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«Nella sola Lombardia contiamo 4000 strutture alberghiere che occupano 100mila persone, per un indotto complessivo di quasi un milione di persone.

Tra marzo e aprile il settore ha registrato perdite per quasi 3 miliardi di ricavi e sulla stagione estiva prevediamo di raggiungere quota 7-8 miliardi in meno. Sono numeri davvero impressionanti». A snocciolare questi dati oggettivi è Fabio Primerano, 55 anni, presidente della FederAlberghi Lombardia.

Partiamo subito dalla necessità del settore. Quali sono le priorità?

«Siamo il comparto più colpito: il primo a essersi fermato e l’ultimo che ripartirà. Il turismo per ripartire deve far muovere le persone, ma ci vorrà tempo. Prima del 2021 non vedremo la luce in fondo al tunnel. Le persone saranno limitate negli spostamenti sia su scala nazionale che internazionale. Questo scenario ci pone davanti a un bivio: sacrificare la metà delle aziende esistenti oppure aiutarle. La seconda opzione è quella che il Governo dovrà seguire, ma per farlo dovrà mettere in campo misure specifiche. Misure possibili solo attraverso lo attuazione dello stato di crisi per il settore del Turismo. Non nuovi debiti, ma soldi a fondo perduto».

Aiuti concreti possono arrivare anche dalle nostre Amministrazioni locali. Come ne concreto?

«Abbiamo chiesto ad Anci di rivedere il tema tassa di soggiorno. Nel 2019 la Lombardia è stata la prima meta turistica italiana, un beneficio per la categoria degli albergatori, ma anche per tutti i comparti legati. Pensiamo ai trasporti, ai ristoranti, ai commercianti più in generale. Oggi le condizioni sono cambiate e allora serve rivedere le imposte. Non parlo di azzerarle, ma di limitarle prevedendo la creazione di un fondo a supporto delle aziende turistiche. L’Imu è un altro grosso problema, lo Stato qui dovrebbe intervenire».

Accanto alle richieste avete pensato concretamente al futuro delle persone. Cosa suggerisce?

«Dal confronto con gli enti è nato un vero e proprio protocollo di idee. Le risorse e il loro futuro sono un tema centrale. Lo scenario che si prospetta nei prossimi mesi vedrà la riapertura delle strutture con una occupazione massima del 20%, quindi anche il personale necessario sarà decisamente inferiore. L’alternativa è chiedere al Governo di estendere la cassa integrazione almeno fino alla fine del 2020, ma non solo. Abbiamo proposto a Regione Lombardia di destinare una quota economica della formazione al nostro settore. L’aggiornamento nel nostro campo è essenziale e dà al collaboratore la sensazione di crescita e sicurezza. Pertanto non esiste momento migliore per occupare le nostre forze lavoro: motiviamo le persone, accresciamo il loro livello culturale e sosteniamo l’albergatore nella riapertura. Questi fondi dovrebbero essere utilizzati per coprire i costi del personale altrimenti non sostenibili dagli albergatori in questo dove gli hotel sono chiusi e se apriranno avranno pochissimi clienti».

Come ipotizza la ripartenza?

«Prima di tutto dobbiamo comunicare la sicurezza del territorio. Prima di parlare di laghi e montagne, raccontiamo dei nostri protocolli sulla sicurezza per ospitare i clienti. Alcuni sono già operativi e sono un’eccellenza. Parlo di tutti quegli hotel che ospitano il personale sanitario dei nostri ospedali. Abbiamo fatto un ottimo lavoro, che merita di essere conosciuto e perché no replicato per accogliere i turisti. Le nostre strutture non sono e non saranno estensioni degli ospedali, ma faranno la loro parte. Il nostro messaggio si basa sul concetto di Health & Safety. Perché non creare una certificazione ad hoc? Un bollino di comprovata sicurezza che ci accompagni nei prossimi 12 mesi come eccellenza nell’accoglienza sicura. Poi penseremo alle nuove forme di viaggio, un turismo distribuito organizzato con percorsi logici e funzionali…».

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Autore:gac

Pubblicato il: 27 Aprile 2020

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